Il controverso volto del latte
E’ in corso, ormai da svariati anni, un acceso dibattito scientifico circa il ruolo del latte vaccino nella nostra vita quotidiana. Fa bene? Fa male? E’ utile per le nostre ossa perché contiene calcio? Il suo consumo aumenta il rischio di tumori?
Se da una parte è presente una forte fazione di studiosi (e di linee guida) che ritiene che il latte sia un alimento prezioso perché contiene calcio e perché contribuisce alla crescita dei bambini e alla mineralizzazione delle ossa, dall’altra è presente un altrettanto forte gruppo che sostiene che il latte vaccino in realtà non sia così protettivo per la nostra salute.
La verità? Il numero di studi scientifici effettuati e la robustezza dei dati che presentano propendono a far pensare che sia un alimento sicuro e valido per la nostra alimentazione. Ma è altrettanto vero che esistono tanti studi scientifici - ugualmente validi - che mettono in dubbio questa condizione. Ed è giusto non ignorarli.
Come per la maggior parte delle cose, anche riguardo il latte la comunità scientifica non ha un’opinione unanime.
Non parleremo oggi del tema della sostenibilità e del benessere animale per produrlo, ma solo delle sue caratteristiche qualitative e dell’effetto sulla nostra salute.
Iniziamo con il dire che il consumo di latte vaccino da parte degli adulti è un’abitudine occidentale: in Asia, Africa e altre parti del mondo è utilizzato solo per i neonati e nei primi anni di vita.
Parlando inoltre da un punto di vista strettamente evoluzionistico, l’adulto non è pienamente “equipaggiato” per digerire il latte. Il lattosio, lo zucchero maggiormente presente, richiede per essere digerito la presenza di un enzima, la lattasi, prodotta solo nei primissimi anni di vita. Proprio la natura, però, è intervenuta con modifiche a livello genetico nel corso dei millenni, consentendo ad alcuni soggetti di mantenere buoni livelli di lattasi anche in età adulta e potersi cibare così di latte senza problemi.
Esistono poi casi più specifici ed estremi come per le persone fortemente intolleranti al latte, o persone allergiche alle proteine del latte, il cui consumo può essere davvero pericoloso.
Ma è vero che per avere buoni livelli di calcio il latte sia fondamentale?
Il calcio di per se è un minerale molto importante che serve alla costruzione e al mantenimento delle nostre ossa e dei denti, la produzione di cellule del sangue, la trasmissione degli impulsi nervosi e tante altre cose.
I latticini ne sono sicuramente la fonte maggiore, seguiti dalle verdure a foglia verde (salvia, rughetta, cicoria, bieta, cavoli, broccoli, fagiolini) e dai legumi e cereali integrali.
C’è però un aspetto paradossale del latte che spesso non viene considerato: contiene degli acidi organici e delle proteine che richiamano il calcio stesso dalle ossa per essere smaltiti, e questo potrebbe rappresentare un fattore di rischio per l’osteoporosi, una patologia caratterizzata dalla perdita progressiva di massa ossea. Sembrerebbe quindi che per prevenire l’osteoporosi il latte non serva a molto, alcuni studi ci dicono addirittura che più di mezzo litro al giorno potrebbe favorirla.
Quindi…è sicuramente importante assumere calcio (anzi, importantissimo), ma bere latte non è di certo l’unico modo per prevenire la comparsa dell’osteoporosi.
Le strategie condivise all’unanimità da tutto il mondo scientifico riguardo alla salvaguardia delle nostre ossa sono invece:
regolare esercizio fisico. L’attività fisica, vista come uno “stress” dall’organismo, lo induce a rafforzare le ossa per renderle più dense e resistenti. Camminare, danzare, correre, arrampicarsi sono attività fondamentali per la salute del nostro scheletro e dei nostri muscoli (che se ben strutturati, prevengono anche il rischio di cadute in età avanzata).
assumere dosi adeguate di vitamina D. La vitamina D “comunica" con intestino e reni, rispettivamente per incoraggiare l’assorbimento del calcio e per minimizzare la sua perdita attraverso le urine. Per la salute delle ossa, un’adeguata assunzione di vitamina D non è di certo meno importante dell’assunzione di calcio. Si trova nel latte e negli integratori, ed è prodotta endogenamente dalla nostra pelle in seguito all’esposizione al sole.
assumere vitamina K. Aiuta moltissimo la regolazione di calcio e la formazione di ossa. Si trova nei broccoli, cavoletti di Bruxelles, lattuga e più in generale ortaggi a foglia verde.
E la questione tumori?
L’aspetto più controverso legato al consumo di latte vaccino è quello legato alle sue proteine (una fra tutte: la caseina), che sembrerebbero avere un effetto negativo sullo stato infiammatorio immunitario dell’organismo aumentando il rischio tantissime patologie, dal diabete alle malattie cardiovascolari, dai tumori ai disordini neurodegenerativi.
Ma quindi il consumo di latte aumenta il rischio di cancro?
NO. I dati oggi disponibili non permettono di giungere a tale conclusione e, contro alcuni tumori, latte e latticini possono avere addirittura un effetto protettivo (l’analisi globale più aggiornata dei dati disponibili sul tema ha evidenziato l’esistenza di prove solide a conferma di un effetto protettivo di latte e latticini contro il tumore del colon-retto!)
Per onestà intellettuale bisogna tuttavia segnalare che recentemente è stata pubblicata una panoramica delle revisioni sul tema, nella quale gli autori giungono alla conclusione che la qualità di questi lavori non è ancora sufficiente: servono studi di alta qualità e condotti secondo protocolli specifici per poter davvero caratterizzare la relazione tra latticini e cancro.
Guardando più in dettaglio i risultati si nota che per i tumori del tratto gastrointestinale (esofago, stomaco, pancreas e colon-retto) alcuni lavori mostrano una diminuzione del rischio di ammalarsi associata al consumo di latticini, mentre altri non trovano legami significativi. Per i tumori che dipendono dagli ormoni (prostata, seno, endometrio e ovaio), i risultati sono ancora più eterogenei e lo stesso vale per tumori che colpiscono rene, tiroide e polmone.
Quindi: per adesso la risposta “generale” alla fatidica domanda è NO, ma le cose nei prossimi anni potrebbero cambiare (magari non riguardo a tutti i tipi di tumore).
Nel frattempo, cosa fare quindi nella pratica quotidiana?
Affidarsi alle Linee Guida.
Le linee guida per una sana alimentazione italiana del Consiglio per la ricerca in agricoltura (CREA) e la società italiana di nutrizione umana (SINU) raccomandano MASSIMO 3 porzioni giornaliere di latte o yogurt (una porzione corrisponde a 125 ml di latte o 125 g di yogurt), alle quali si dovrebbero aggiungere da 2 a MASSIMO 3 porzioni a settimana di formaggio fresco (100 g ciascuna) o stagionato (50 g). Per chi non ha mai bevuto latte, può continuare a non berlo.